Diverso è il caso del quiet quitting, che non è un vero e proprio abbandono del lavoro, bensì una rinuncia silenziosa ad andare oltre il minimo indispensabile. Il termine, diventato popolare sui social media, descrive una risposta a una mancanza di riconoscimento o a un disallineamento tra aspettative personali e aziendali.
l quiet quitting, letteralmente “abbandono silenzioso”, non riguarda un vero e proprio licenziamento ma piuttosto una forma di “dimissioni interiori”. Si tratta di dipendenti che scelgono di fare il minimo indispensabile, rifiutando di andare oltre quanto richiesto dalle loro mansioni.
Un sondaggio condotto da Microsoft nel 2023 ha evidenziato che circa il 48% dei lavoratori a livello globale si identifica in qualche misura con il fenomeno del quiet quitting. Questo atteggiamento è spesso legato a fattori come la mancanza di riconoscimento, l’assenza di opportunità di crescita, lo scarso equilibrio tra vita lavorativa e privata.