Io e SkillMatch: un rapporto nato per caso, e che continua per scelta.
Ofelia Doronzo, Global Talent Acquisition presso Davines Group, racconta come il tool SkillMatch è entrato nel suo lavoro quotidiano: non come semplice strumento, ma come linguaggio condiviso, leva di confronto e supporto per costruire relazioni più autentiche tra persone, ruoli e organizzazione.
Un incontro nato quasi per caso, in risposta alla domanda che accompagna ogni HR: come rendere la selezione più consapevole, equa e coerente con i valori aziendali?
Io e SkillMatch: un rapporto nato per caso, e che continua per scelta.
Mi diverto tutti i giorni in quello che faccio. Forse è questo il segreto per lavorare bene. E per saper riconoscere uno strumento di valore, quando lo si incontra.
Il mio viaggio professionale è iniziato nel 2012 in contesti molto diversi: dall'ambito bancario, poi assicurativo, passando per il settore dell'energy, per arrivare poi qui, nel mondo del beauty con Davines Group.
Quando sono arrivata nel gruppo Davines, ero alla ricerca di uno strumento che ci aiutasse a rendere il processo di selezione più consapevole, equo e allineato alla nostra cultura. Non cercavo “un test”, ma un modo di leggere la relazione tra persona, ruolo e contesto.
Siamo un’azienda purpose driven: per noi la selezione è un atto di cura.
Non cerchiamo solo chi è “giusto per il ruolo”, ma chi è “giusto per il viaggio”.
Ci chiediamo cosa serva a una persona per stare bene con noi nel tempo: un incontro autentico, reciproco e sostenibile.
È stato proprio in quel periodo che ho ricevuto una mail da Sabyne (Sabyne
Moras, Country Manager di PerformanSe Italia n.d.r): ci eravamo conosciute anni prima, e quel suo messaggio inatteso è arrivato nel momento perfetto. Da lì abbiamo ricominciato a confrontarci, e ho scoperto che ciò che stavo cercando e ciò che PerformanSe proponeva avevano molto in comune.
Sono stata la prima in azienda a sperimentarlo.
Abbiamo iniziato con un progetto pilota, per testarlo in alcune selezioni: portavo i risultati nei colloqui, mi confrontavo con i manager su alcuni candidati, testando il linguaggio dello strumento. Fino ad arrivare a coinvolgere tutto il team HR.
Raccontavo cosa scoprivo dai report, e il linguaggio del report diventava un linguaggio condiviso all'interno dell’HR.
SkillMatch ha iniziato a comparire nelle riunioni, a suscitare riflessioni all’interno di HR e fuori da HR con i manager, e pian piano si sta guadagnando la fiducia di tutti.
È un tool versatile, ed è anche per questo che l’ho scelto, e continuo a sceglierlo: aiuta a identificare diverse dimensioni della cultura aziendale attraverso un referenziale di competenze da inserire, ma posso scegliere anche di non inserirlo, e di avere una valutazione globale su tutte le 35 soft skill.
E magari inserirlo a posteriori, dopo che la persona candidata ha svolto l'assessment.
Questo mi consente di vedere le competenze su cui ci sono già degli asset e di cui mi darà o meno conferma in fase di colloquio, come pure le competenze su cui indagare un po' di più, al di là di quelle che sceglierei per una determinata posizione.
Fin dall’inizio, ho apprezzato la flessibilità dello strumento: posso inserire il referenziale anche dopo l’assessment, oppure esplorare tutte le 35 soft skill.
Il test è rapido, il report è chiaro e, soprattutto, permette di aprire conversazioni più profonde e rispettose: sostiene la relazione, non la valutazione.
Gli assessment di PerformanSe ci aiutano a esplorare, senza etichette:
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come una persona lavora e collabora
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cosa le dà energia e benessere
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la consapevolezza di sé
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le aspettative verso l’organizzazione
I principi del nostro fair recruiting
In questo modo, rispettiamo i principi del nostro fair recruiting: criteri job‑related, valutazioni strutturate, più valutatori e strumenti che aiutano a ridurre i bias, sempre con supervisione e giudizio umano.
Abbiamo iniziato ad utilizzare SkillMatch per le selezioni di tutti i profili, da junior a senior, partendo dal perimetro Italia, e ci dà una base da cui partire per il colloquio con la persona candidata e per il confronto con i manager di riferimento.
È utile anche nelle mappature: quando ho un bacino di candidati tra cui scegliere, posso mettere a confronto più persone nello stesso momento e avere una overview completa rispetto alle caratteristiche che cerco per quella posizione.
Come dicevo prima, ciò che mi è piaciuto fin dall'inizio di SkillMatch è la sua flessibilità: posso decidere di mettere il referenziale di competenze per un determinato ruolo anche dopo che la persona candidata ha completato l'assessment. Questo torna molto utile, per esempio, se cambiano le richieste per quel tipo di posizione.
Il report è facile da leggere, e il test è veloce da compilare: certo, dipende da ogni candidato, ma io ci ho messo 12 minuti circa, quindi direi una candidate experience molto buona.
E una “colleague experience” altrettanto buona: report alla mano, spesso con colleghi e colleghe ci capita di confrontarci sulle persone candidate prima e dopo il colloquio, per vedere se le competenze emerse dal test vengono confermate oppure no.
Creare e utilizzare un linguaggio comune all'interno del team HR e dell’azienda è sicuramente un supporto importante, e il modo migliore per raggiungere risultati coerenti e trasparenti.
Per me SkillMatch non è solo uno strumento di assessment: è un modo di accompagnare scelte più consapevoli, trasparenti e coerenti con i nostri valori. Continua a far parte del mio lavoro perché sostiene un’idea di selezione che è prima di tutto un incontro.
E quando l’incontro è autentico, allora sì: si può davvero iniziare un viaggio insieme.
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