Promozioni e successioni manageriali: chi è il candidato ideale?
Come identificare il candidato ideale per una promozione interna grazie a dati oggettivi, analisi di contesto e percorsi di sviluppo manageriale.
L'intelligenza emotiva nella leadership è la capacità di identificare, comprendere, utilizzare e regolare le proprie emozioni e quelle del team per prendere decisioni migliori, gestire i conflitti e creare un clima di lavoro collaborativo. Più che un talento innato, è una prassi quotidiana di gestione delle relazioni sul lavoro.
Durante un recente intervento dedicato all’intelligenza emotiva nel lavoro, la Dottoressa Francesca Murdocco (Ricercatrice presso il Dipartimento di Ricerca e Sviluppo di PerformanSe) ha espresso un concetto chiave per la gestione dei collaboratori:
"Le persone non cercano manager perfetti: vogliono sentirsi viste, comprese e considerate."
Un’affermazione che sposta radicalmente l’asse della leadership aziendale: l'attenzione passa dalla performance vista come controllo e micro-gestione alla performance come qualità della relazione e ingaggio del team.
Il mondo del lavoro è diventato più complesso: cambiamenti continui, incertezza economica, nuove modalità di organizzazione, pressione costante sui risultati. L’intelligenza emotiva non è più un elemento accessorio: più il contesto è complicato, più abbiamo bisogno di soft skill legate all’empatia. E più ne abbiamo bisogno, più diventa difficile mantenerla. Un paradosso molto attuale.
Quando le persone sono sotto pressione, il ritmo aumenta e le certezze diminuiscono, ai manager non basta più sapere cosa fare sul piano tecnico: serve anche la capacità di leggere il clima organizzativo, di interpretarlo interpretare con lucidità i segnali non verbali del team e di rispondere in modo adeguato.
Quando emerge una difficoltà in un team, la reazione più immediata è spesso questa: cercare chi ha sbagliato: un riflesso comprensibile, ma non sempre utile.
Facciamo un esempio concreto. In un ristorante, durante il servizio, viene sbagliato un ordine: la tentazione è di reagire in modo automatico, con rabbia magari, e dire “Chi è che ha sbagliato?”. Prima ancora di attribuire responsabilità, però, vale la pena fermarsi e chiedersi: “Cosa sta succedendo? Qual è la causa di questo errore?”.
È qui che la leadership cambia qualità. Un manager emotivamente intelligente non si limita a individuare il colpevole, ma cerca di comprendere la situazione, leggere le dinamiche in atto e capire quali segnali sta inviando il team.
È in questo passaggio che si misura la vera qualità della gestione del team. Le emozioni non vanno lette come un ostacolo da neutralizzare, ma come informazioni da sfruttare.
L’intelligenza emotiva non è una dote riservata a pochi, si può apprendere e sviluppare nel tempo, attraverso piccoli gesti ripetibili.
Peter Salovey e John D. Mayer, due psicologi americani, negli anni '90, invece di chiedersi perché alcune persone gestissero meglio le emozioni, hanno osservato il loro comportamento e si sono chiesti: che cosa fanno, passo dopo passo?
Da questa ricerca sono emerse quattro competenze:
Più il nostro vocabolario emotivo è ricco, più riusciamo a distinguere emozioni come frustrazione, delusione, imbarazzo o tristezza. È la base su cui si costruisce tutto il processo.
Non serve avere una risposta certa, ma formulare ipotesi sulla base della conoscenza di sé: sono frustrata perché mi hanno interrotta, perché le mie aspettative sono state deluse o semplicemente perché sono stanca?
La domanda è: questa emozione mi aiuta ad agire e a pensare meglio oppure mi sta bloccando?
Regolarla non significa reprimerla, ma decidere come agire in funzione della situazione, invece di lasciarsi guidare dall'impulso.
L'intelligenza emotiva non è soltanto una competenza individuale. Nei gruppi di lavoro le emozioni si propagano, influenzano il clima, la qualità delle decisioni, la creatività e la collaborazione.
È qui che la leadership fa la differenza: non cercando di eliminare le emozioni dal lavoro, ma creando le condizioni perché diventino informazioni utili per comprendere ciò che sta accadendo e orientare comportamenti di gruppo più efficaci.
L'intelligenza emotiva diventa una risorsa decisiva per chi guida persone e team: non rende un manager impeccabile, ma gli permette di essere più attento, più lucido e più efficace nel prendere decisioni e nel gestire le relazioni, soprattutto nei momenti di maggiore complessità.
Le persone non cercano leader infallibili, cercano leader presenti. Capaci di vedere, comprendere e considerare l'esperienza di chi lavora con loro. Essere visti, compresi e considerati non è un'esigenza astratta, ma un bisogno che influenza il coinvolgimento, la qualità della collaborazione e il clima del gruppo.
Newsletter
Grazie per esserti iscritto alla nostra Newsletter!
Ci auguriamo che le nostre comunicazioni possano rendere più piacevoli le tue giornate :)
COMPILA IL MODULO PER RICHIEDERE informazioni
Footer form
Grazie per aver inviato il modulo!
Il nostro team ti ricontatterà al più presto. Buona giornata:)
Attenzione
Ruota il dispositivo