Soft Skill: cosa sono, come valutarle e come svilupparle.

Soft Skill: cosa sono, come valutarle e come svilupparle.
Articolo ago 07, 2025 8 minuti
  • Recruiting
  • Sviluppo dei talenti
  • Team management

Soft skill: cosa sono e perché contano

Le soft skill sono competenze personali e relazionali che aiutano ad adattarsi al proprio ambiente, agli altri e a se stessi, e si distinguono dalle hard skill per la loro natura non tecnica e trasversale. In un mondo del lavoro segnato da automazione, instabilità e trasformazioni rapide, qualità come agilità, creatività e apprendimento continuo diventano indispensabili.

Le soft skill favoriscono engagement, benessere e performance, rendendo le persone più motivate e i team più coesi. Tra gli esempi più citati: empatia, problem solving e adattabilità. Secondo il World Economic Forum e LinkedIn, saranno sempre più richieste nei prossimi anni e decisive per affrontare la complessità del lavoro contemporaneo.

Contesto ed evoluzioni delle competenze trasversali.

Hard Skill vs Soft Skill: differenze, legami e complementarità.

Le hard skill rappresentano le competenze tecniche, spesso acquisite in contesti formativi o professionali strutturati. Ma in un mercato in continua evoluzione, il loro ciclo di vita è sempre più breve: si stima che possano diventare obsolete in appena 1–3 anni.

Le soft skill, invece, sono competenze trasversali che mantengono valore nel tempo, e si rivelano determinanti in ogni ambito lavorativo. Flessibilità, pensiero critico, intelligenza emotiva e capacità relazionali non solo resistono al cambiamento, ma amplificano l’efficacia delle competenze tecniche, rendendole più adattabili e spendibili nei contesti reali. In un mondo dove le macchine apprendono in fretta, sono proprio le capacità umane a fare la differenza.

Origine del termine e fondamenti scientifici.

Il termine soft skills nasce nei primi anni ’70, quando il Dipartimento della Difesa USA iniziò a distinguere le competenze tecniche - hard - da quelle legate alla gestione di persone e situazioni. Il concetto ha poi trovato legittimazione scientifica e istituzionale.

L’OMS, con il programma Life Skills Education (1994), ha indicato capacità come empatia, comunicazione e gestione dello stress come essenziali per la salute e l’adattamento. In Europa, EQF ed ESCO le classificano come competenze trasversali fondamentali per l’occupabilità.

Anche la psicologia ha contribuito con il modello dei Big Five, che identifica cinque tratti universali alla base dei comportamenti (Apertura, Coscienziosità, Estroversione, Gradevolezza, Stabilità Emotiva). Oggi questo approccio è applicato anche in ambito HR, con strumenti operativi come il modello Echo di PerformanSe.

Soft skill al centro del cambiamento: cosa dicono gli esperti.

Secondo il World Economic Forum, l’86% dei leader aziendali identifica in alcune qualità relazionali, come resilienza, pensiero critico, leadership e comunicazione, abilità indispensabili per affrontare i cambiamenti del mondo del lavoro.

Un punto di vista condiviso anche in Italia da Massimo Richetti, HR dell’Unione Industriali Torino, che sottolinea come oggi “capacità relazionali, disponibilità al cambiamento e lavoro in team” siano diventate centrali, ben più delle competenze tecnico-amministrative tradizionali.

A livello internazionale, Henry Kravis, cofondatore del fondo KKR, ribadisce che in ambito finanziario sono proprio l’intelligenza emotiva e la capacità di costruire relazioni a fare la differenza: “più delle pure capacità analitiche”. Un consenso trasversale che rafforza il valore strategico delle soft skill in ogni settore e contesto.

Echo - Il test di personalità professionale più efficace

Perché le aziende di successo investono nella valutazione delle soft skill?

Valutare le soft skill è decisivo, perché da loro dipendono engagement, retention e performance organizzativa. Studi di LinkedIn e World Economic Forum mostrano come il 92% dei talent professionals giudichi le competenze trasversali più importanti delle hard skills, e come training mirati possano aumentare produttività, fidelizzazione e clima aziendale.

Anche PerformanSe sottolinea che lo skill mismatch tra persona e ruolo è alla base delle difficoltà di job placement: la valutazione permette di allineare profili e ruoli, per un rapporto di lavoro fruttuoso e duraturo nel tempo.

Le soft skill sono anche potenti predittori di successo nei ruoli di leadership, nella misura in cui elementi come l’intelligenza emotiva e la comunicazione sono fondamentali per guidare team e generare performance sostenibili.

HR, Coach, Manager: le figure che fanno emergere il potenziale umano

La valutazione delle soft skill richiede un approccio multidimensionale, coinvolgendo ruoli diversi con competenze complementari:

  • 01

    HR e recruiter utilizzano assessment center e strumenti psicometrici come SkillMatch ed Echo per una valutazione oggettiva basata su competenze, motivazioni e personalità, in linea con cultura aziendale e job role.

  • 02

    Orientatori e career coach utilizzano strumenti psicometrici e colloqui strutturati per facilitare bilanci di competenze, e supportare percorsi di transizione e crescita professionale lungo tutto l’arco della vita.

  • 03

    Executive coach, specialmente per i profili manageriali, facilitano una riflessione più strategica e mirata sulle soft skill, con il supporto di strumenti come Manage-R e Echo, e percorsi personalizzati.

  • 04

    Manager e linemanager giocano un ruolo chiave nel confermare e approfondire i risultati, traducendoli in obiettivi di performance e sviluppo individuale.

L’evoluzione delle competenze trasversali nel mondo del lavoro.

Quando è fondamentale valutare le competenze trasversali?

La valutazione delle soft skill ha un ruolo centrale in diversi momenti del ciclo di vita lavorativo e organizzativo.

Si parte dalla selezione del personale, quando è essenziale per individuare i candidati in linea con cultura aziendale e con le skill necessarie al ruolo ricercato. In fase di onboarding, aiuta a personalizzare l’inserimento e favorire un rapido adattamento.

Le valutazioni periodiche e i piani di carriera permettono di monitorare lo sviluppo delle competenze trasversali, supportando la crescita professionale.

Nelle fasi di sviluppo della leadership e di avanzamento di carriera, e nei momenti critici come fusioni, riorganizzazioni o avvio di progetti innovativi, la loro valutazione diventa strategica per guidare il cambiamento e mantenere alta la motivazione.

Strumenti come i development center sono preziosi per tenere monitorato il potenziale e pianificare interventi mirati, anche nella quotidianità aziendale, non solo in occasione di cambiamenti rilevanti.

Le soft skill più richieste oggi.

Secondo il World Economic Forum, alcune competenze trasversali si confermano essenziali in ogni ruolo, settore e fase di carriera.

Tra le più richieste nei prossimi anni, troviamo il pensiero critico – indispensabile per analizzare situazioni complesse, valutare alternative e prendere decisioni consapevoli – e la comunicazione efficace, sempre più centrale in un contesto lavorativo ibrido e interconnesso.

Oltre a queste, dobbiamo ricordare l’adattabilità, la capacità di muoversi con agilità in contesti instabili e in continuo cambiamento, e la collaborazione, intesa come disponibilità al confronto, ascolto e co-costruzione con gli altri.

In un mondo nel quale l’AI ha un ruolo sempre più massiccio, costituiscono il valore aggiunto che le persone possono portare in ogni realtà, in quanto qualità umane difficili da sostituire dall’Intelligenza Artificiale, e sempre più decisive per performance individuali e collettive.

Le soft skill che (quasi) tutti trascurano.

Tra le competenze trasversali più spesso sottovalutate troviamo:

  • Ascolto attivo
  • Umiltà
  • Capacità di gestire le emozioni proprie e altrui

Secondo la Harvard Business Review, l’ascolto è “la skill più importante che i leader trascurano”, mentre l’umiltà è sempre più riconosciuta come una leva per la collaborazione efficace. Tuttavia, molte aziende continuano a privilegiare doti più visibili o facilmente misurabili, trascurando queste qualità fondamentali per il lavoro di squadra. Le conseguenze? Errori di assunzione legati a un eccessivo focus sulle hard skill, conflitti nei team e mancato inserimento dei nuovi assunti, come evidenziato nel nostro white paper “Errori nelle assunzioni: prevenibili o inevitabili?”.

Quando la valutazione si fa complessa.

Empatia, capacità di influenza e mentoring sono tra le soft skill più difficili da valutare in modo oggettivo. Secondo la nostra esperienza, queste competenze, spesso legate a dinamiche relazionali e comportamenti sottili, non emergono facilmente attraverso strumenti standard come i questionari autosomministrati. Il rischio è di ottenere risposte “ideali” ma poco aderenti alla realtà.

Per andare oltre, è utile ricorrere a metodi predittivi come i role play o le interviste situazionali, che mettono alla prova il comportamento in contesti realistici, e permettono di osservare in azione capacità altrimenti invisibili. È così, ad esempio, che si può capire se un manager sa davvero accompagnare un collaboratore nella crescita, oppure se l’empatia dichiarata si traduce in scelte concrete e coerenti.

Le soft skill più richieste ai neolaureati

Le competenze trasversali sono sempre più centrali nella valutazione dei profili junior. In un contesto professionale in evoluzione, alcuni tratti diventano particolarmente rilevanti per affrontare ambienti dinamici e ruoli in trasformazione:

  • La comunicazione efficace, che facilita l’interazione in contesti di lavoro sempre più collaborativi e fluidi

  • La flessibilità, fondamentale nell’adattarsi a situazioni nuove, richieste variabili e contesti in costante mutamento

  • La capacità di apprendere rapidamente, per restare al passo con le evoluzioni dei ruoli e delle modalità di lavoro

  • La capacità di collaborare con l’Intelligenza Artificiale, sempre più rilevante per affrontare le sfide del futuro

Le soft skill più diffuse nella Generazione Z.

Dopo aver analizzato alcune delle competenze più richieste dalle azienda i profili junior, parliamo delle competenze "naturali" della Generazione Z, che si distingue per una spiccata familiarità con il digitale, un approccio inclusivo e una forte coerenza con i valori etici e di sostenibilità. Tra le altre competenze trasversali più diffuse si evidenziano la sensibilità interculturale, lo spirito collaborativo e l’attenzione al benessere collettivo.

Tutti questi elementi non solo definiscono il modo in cui la Gen Z lavora, ma rappresentano anche ciò che ricerca attivamente nelle realtà aziendali a cui sceglie di appartenere. Gli HR più avveduti vanno oltre i CV, cercando proprio quei profili capaci non solo di adattarsi velocemente, ma anche di contribuire a una cultura aziendale aperta, orientata al futuro e che dovrà collaborare con l’Intelligenza Artificiale.

Soft skill e settori: un confine sempre più superato.

Le abilità relazionali non appartengono a un singolo ruolo o settore: sono competenze trasversali, fondamentali tanto per chi guida un team, quanto per chi lavora in contesti altamente tecnici. Pensiamo al project management: richiede capacità organizzative, comunicative e collaborative, indipendentemente dal dipartimento in cui si opera. O a un ingegnere coinvolto in un progetto di innovazione, che deve saper comunicare con i team di marketing, operations e IT.

In un’organizzazione ancora divisa in silos, dove informazioni e risorse restano confinate nei diversi reparti, la mancanza di comunicazione può rallentare il processo e generare inefficienze. Le soft skill diventano allora il collante che unisce conoscenze verticali diverse. Ed è proprio questa visione che anima l’approccio skill-based.

L'approccio skill-based è un metodo che mette al centro le competenze reali delle persone, anziché il ruolo o il titolo, per guidare selezione, sviluppo e mobilità interna.

In un mondo del lavoro sempre più orientato alle competenze trasversali, chi desidera reinventarsi può farlo, valorizzando le skill maturate nel corso della vita e applicandole con successo anche in contesti professionali molto diversi. Per esempio, un project manager che trasferisce capacità organizzative e di leadership dal settore eventi a quello tecnologico. O come un macchinista ferroviario che, grazie alla gestione dello stress e all’attenzione ai dettagli, diventa formatore per la sicurezza sul lavoro.

Le competenze trasversali non cambiano con il tempo, ma con il ruolo.

  • 01.

    Soft skill manageriali: oltre il controllo, verso la visione.

    Le soft skill sono una leva strategica nella gestione dei team e del cambiamento. Delegare efficacemente, stimolare il pensiero critico, motivare i collaboratori: sono tutte capacità che il report di Manage-R individua come centrali per un management efficace.

    Tra le skill più richieste, emergono anche la capacità di mobilitare il team, la comunicazione efficace, avere una visione strategica e far crescere i collaboratori. Il report Mindkeys, in parallelo, evidenzia come le immagini mentali e la visualizzazione cognitiva favoriscano la costruzione di scenari e l’anticipazione del cambiamento. Un buon manager non si limita a organizzare: crea significato, aiutando il team a vedere il valore di ciò che fa, facilita la cooperazione e aiuta le persone a orientarsi anche nell’incertezza.

  • 02.

    Soft Skill e ruoli commerciali: oltre le performance, le persone.

    Nei ruoli commerciali le hard skill non bastano. Comunicazione persuasiva, ascolto attivo e gestione dello stress sono le soft skill più richieste, come conferma LinkedIn nel report Future of Skills 2024. Stabilità e intelligenza emotiva facilitano l'interazione con il cliente e la gestione delle criticità. Secondo Seibert & Kraimer (2001), estroversione e coscienziosità risultano predittive nei ruoli di vendita.

    Con lo strumento Perf Sales è possibile mappare queste caratteristiche e valorizzarle nei percorsi di selezione e sviluppo. Perché dietro a ogni risultato commerciale solido, c’è sempre una persona che sa comunicare, comprendere, e costruire fiducia.

  • 03.

    Soft Skill e ruoli tecnici: la competenza relazionale dietro l’efficienza operativa.

    Nei ruoli tecnici si tende a sottovalutare il peso delle soft skill. L'adozione di metodologie agili e la complessità dei progetti trasversali richiedono collaborazione, problem solving creativo e flessibilità. Secondo il World Economic Forum, le skill relazionali sono sempre più determinanti in ambito STEM, dove teamwork e flessibilità sono essenziali.

    Lo confermano anche i fatti: in contesti manifatturieri e GDO, l’efficacia dei responsabili tecnici è legata alla loro capacità di guidare gruppi, comunicare con chiarezza e gestire la pressione. Strumenti come Echo e SkillMatch aiutano a individuare queste competenze meno visibili ma fondamentali per lo sviluppo dei team e delle persone, anche nei contesti più tecnici.

Scopri SkillMatch e valuta le skill che fanno davvero la differenza

Dall’analisi del ruolo al feedback: un percorso di valutazione su misura.

Per un assessment efficace, proponiamo un processo strutturato e personalizzato, che parte dall’analisi del ruolo e si sviluppa attraverso quattro fasi:

  1. definizione delle soft skill chiave;
  2. scelta degli strumenti più adatti;
  3. somministrazione;
  4. restituzione del feedback.

Questo approccio si adatta a diversi obiettivi HR. Nel recruiting, aiuta a individuare le persone più in linea con la cultura aziendale e con le modalità di lavoro. Nei percorsi di sviluppo, consente di costruire piani personalizzati e basati su evidenze oggettive. Per i manager in transizione, ad esempio in vista di una promozione o di un nuovo ruolo, permette di identificare punti di forza e aree su cui lavorare, per affrontare il cambiamento con maggiore consapevolezza.

Gli strumenti utilizzati, scientificamente validati e digitalmente integrabili, offrono una lettura chiara, approfondita e utile per accompagnare le decisioni.

Un percorso in 4 fasi per valutare il potenziale: l’approccio PerformanSe alla valutazione.

Misurare le soft skill richiede strumenti affidabili, ma anche un accompagnamento esperto. Per questo, ogni progetto parte da un ascolto attento delle esigenze e si traduce in un percorso su misura, che integra assessment, interpretazione condivisa dei risultati e restituzione mirata. Utilizziamo un approccio strutturato che combina test psicometrici, simulazioni, interviste strutturate e feedback a 360°, offrendo una valutazione completa, contestualizzata e personalizzata.

L’obiettivo non è solo descrivere un profilo, ma fornire chiavi di lettura utili per comprendere il potenziale comportamentale, l’allineamento con il contesto e le leve di sviluppo.

Accanto agli strumenti tradizionali, oggi entra in gioco anche l’Intelligenza Artificiale: Lab di PerformanSe integra l’AI generativa per restituire un feedback immediato, personalizzato e interattivo, favorendo l’appropriazione individuale dei risultati e alleggerendo il carico operativo delle HR. Una soluzione che unisce precisione, coinvolgimento e accessibilità, su larga scala.

Best practices: l’esperienza di PerformanSe nell’assessment.

In PerformanSe adottiamo un approccio strutturato in tre fasi: test psicometrici, prove pratiche su casi aziendali simulati e colloqui strutturati. Questo metodo consente di identificare le persone più adatte a ricoprire ruoli manageriali complessi.

In un progetto per una grande multinazionale, sono stati sviluppati business case personalizzati per ogni Business Unit: per i profili commerciali, ad esempio, la simulazione prevedeva la definizione di una strategia di espansione in un nuovo Paese; per i profili tecnici, invece, la gestione di un’emergenza in un impianto produttivo.

Questo lavoro ha permesso di valutare non solo competenze già elevate, ma anche le caratteristiche distintive della leadership e la capacità di operare in contesti mutevoli e ad alta pressione, fornendo indicazioni utili per la scelta finale, l’onboarding e i percorsi di coaching iniziali.

Le tre best practices per un assessment di successo.

  • 01

    Programmare assessment ciclici: ripetere le valutazioni a intervalli regolari per monitorare l’evoluzione delle competenze.

  • 02

    Utilizzare strumenti validati: integrare test psicometrici e tool di valutazione affidabili per garantire oggettività.

  • 03

    Proporre business case personalizzati: mettere le persone alla prova con simulazioni create ad hoc in base al ruolo e al contesto aziendale.

Rischi da considerare e strategie per evitarli.

Nella valutazione delle soft skill, uno dei principali rischi è rappresentato dai bias cognitivi: giudizi influenzati da stereotipi, impressioni superficiali o convinzioni personali. Come sottolinea Melany Payoux, PhD in Psicologia Cognitiva e Innovation Manager di PerformanSe, “anche i recruiter più esperti possono cadere in queste trappole. Per questo è importante affiancare all’intuizione strumenti oggettivi, scientificamente validati e aggiornati nel tempo. Inoltre, formare chi li utilizza e introdurre assessment affidabili, consente di ridurre i margini di errore e migliorare la qualità delle decisioni”.

Svolgere assessment periodici (ogni 2-3 anni) aiuta a monitorare il clima interno, intercettare segnali di malessere e intervenire prima che diventino diffusi o compromettenti.

Cosa possiamo fare per te? Cosa possiamo fare per te?

Come sviluppare le soft skill?

Allenare le soft skill, dentro e fuori dal lavoro.

Lo sviluppo delle soft skill parte sempre da una fase consulenziale: nei colloqui preparatori definiamo insieme la strategia personalizzata, chiarendo contesto, obiettivi e competenze chiave da allenare.

Il coaching, individuale o di gruppo, è il cuore del percorso: uno spazio di riflessione non giudicante che stimola consapevolezza e azione sul campo.

Accanto al coaching, la formazione rafforza e rende operativo lo sviluppo: per esempio, il laboratorio esperienziale Leading Team Lab propone una “cassetta degli attrezzi” per chi gestisce team e vuole lavorare sull’intelligenza collettiva, la comunicazione efficace e la gestione del cambiamento.

Ma le qualità interpersonali si allenano anche fuori dal lavoro. Sport, hobby, viaggi, attività di volontariato: sono tutti contesti in cui metterle in pratica. Un esempio concreto? Cantare in un coro. Armonizzare espressione di sé e ascolto degli altri, in equilibrio tra leadership e cooperazione. Chi canta in un coro non fa il solista: deve lasciare spazio agli altri, trovare un ritmo comune, ascoltare attivamente e adattarsi. È un esercizio continuo di comunicazione, dialogo, accettazione della diversità.

Coaching e sviluppo delle soft skill.

Il coaching è un pilastro nello sviluppo delle soft skill è un pilastro nello sviluppo delle soft skill, soprattutto se supportato da strumenti psicometrici validati, che garantiscono una lettura oggettiva e mirata del profilo.

Strumenti come Manage-R, Echo e Team Booster combinano dati concreti e insight personalizzati per costruire percorsi di coaching su misura.

Il coaching, definito dalla coach ICF PCC Elaine Leen come “uno specchio che aiuta persone e team a vedersi con occhi nuovi e a superare i propri limiti”, diventa il cuore del percorso.

A partire da un obiettivo concreto, il coach aiuta a dare un nome alla difficoltà, a circoscriverla al contesto, e a esplorare strumenti e strategie praticabili.

Gli obiettivi dei manager possono essere:

  • avere più impatto e influenza
  • gestire le dinamiche interne all’azienda
  • agire sull’efficacia del team
  • imparare a delegare
  • gestire i conflitti
  • affrontare conversazioni difficili
  • gestire lo stress

Le domande servono a stimolare riflessione e autonomia: “Cosa cambierebbe se affrontassi la situazione in modo diverso?”, senza mai fornire soluzioni preconfezionate.

In particolare, il coaching diventa essenziale durante situazioni complesse come promozioni o ampliamenti di responsabilità: le soft skill diventano qui leve fondamentali per gestire la transizione con equilibrio e consapevolezza.

Soft Skill e dinamiche di team.

L’intelligenza collettiva nasce quando le capacità dei singoli membri si combinano in modo sinergico: fiducia, turn-taking equo e sensibilità sociale sono gli ingredienti che potenziano l’impegno e la performance collettiva. Il programma Team Booster analizza le soft skill collettive del team attraverso una simulazione comportamentale: mappa le dinamiche di gruppo, individua punti di forza e aree di miglioramento e traduce i dati in azioni concrete per il team leader.

Le attività di team building tradizionale sono divertenti, ma spesso restano momenti isolati, che non portano un reale cambiamento: noi progettiamo esperienze che durano, trasformando il team building in uno sviluppo strutturato.

I modelli di Belbin e Lencioni arricchiscono l’approccio. Applicare Belbin significa capire che un team efficace non è composto da persone tutte uguali, ma da persone che si completano a vicenda. Usare l’approccio Lencioni significa aiutare le persone a riconoscere e superare le barriere, creando un contesto di fiducia, dialogo, responsabilità condivisa e focus sugli obiettivi comuni.

Soft skill al servizio del team building: approcci e strumenti.

Per potenziare le competenze umane di un team, partendo dallo strumento Team Booster, iniziamo con un assessment collettivo che mappa la predisposizione alla collaborazione, fiducia e intelligenza sociale del gruppo. 

A partire da questo insight, interventi su misura come workshop esperienziali o sessioni dei nostri Games of HR facilitano l’apprendimento attivo: ad esempio, simulazioni di fiducia e bias cognitivi applicati al recruiting, progettate per stimolare ascolto, confronto reale e feedback immediato.
Per misurarne l’efficacia, mettiamo in campo metriche concrete sul clima di squadra, il livello di collaborazione e i risultati post‑workshop, registrando prima e dopo dati quantitativi (es. punteggi di fiducia) e qualitativi (percezione del gruppo).

Il percorso Team Booster prevede monitoraggi periodici che integrano osservazioni sul campo, questionari post‑evento e indicatore SMART (fiducia, coesione, feedback collettivo), per valutare i progressi e modulare gli step successivi.
Il taglio è volutamente operativo: ogni sessione conclude con un debriefing strutturato, spunti immediati da restituire al team e un piano d’azione replicabile nelle attività quotidiane.

Soft skill: il futuro del lavoro è umano.

Il vantaggio competitivo che cresce con te.

Le soft skill non sono un elenco statico di qualità, ma un patrimonio vivo che cresce e si trasforma insieme a noi. In un mercato in costante cambiamento, restano uno dei pochi vantaggi competitivi durevoli, perché nascono dall’unicità delle persone e dalla loro capacità di collaborare, innovare, costruire relazioni autentiche.

Coltivarle significa investire in un terreno di gioco dove sperimentare, sbagliare, imparare e crescere insieme. Non una gabbia di definizioni, ma uno spazio aperto in cui curiosità, ascolto e intelligenza collettiva possono esprimersi al meglio.
Il futuro delle competenze umane non si scrive da solo: si allena ogni giorno, in ogni interazione, in ogni scelta consapevole di mettere il “come” al servizio del “cosa”.

PerformanSe Day 2025

Be together. Do together. Go far together.

  • Elaine Leen
    Elaine Leen

    Coach ICF e Project Manager presso PerformanSe

  • Savino Liuzzi
    Savino Liuzzi

    Active & Energy Coach

  • Giovanni Ravaioli
    Giovanni Ravaioli

    HR e Organization presso Enthera Pharmaceuticals

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